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Semaforo? Nutriscore? No, grazie. L’Italia punta sull’ etichettatura a ‘batteria’

Semaforo? Nutriscore? No, grazie. L’Italia punta sull’ etichettatura a ‘batteria’

Il 53% dei consumatori europei vuole conoscere l’origine degli alimenti che acquista. E Paolo De Castro, coordinatore S&D alla Commissione agricoltura dell’Europarlamento, afferma che ”solo una legislazione unica potrà affrontare adeguatamente l’importante tema delle indicazioni nutrizionali in etichetta, mettendo fine ai sistemi volontari che, semplificano eccessivamente le informazioni con una etichetta a colori – come il sistema a ‘semaforo’ inglese o il ‘nutriscore’ francese – e non offrono indicazioni sui nutrienti presenti scientificamente valide al consumatore”.

”Sono sistemi – commenta l’eurodeputato PD – che commettono l’errore di differenziare i cibi tra ‘buoni’ e ‘cattivi’, condizionando le scelte di chi acquista.
“Pare più coerente – precisa – il sistema di etichettatura a ‘batteria’ che il Governo italiano ha recentemente presentato a Bruxelles”.

L’etichettatura degli alimenti a livello europeo è disciplinata dal Regolamento UE N. 1169/2011 che ne stabilisce le modalità e gli adempimenti al fine di assicurare che i consumatori ricevano informazioni più chiare, più complete e accurate sul contenuto degli alimenti, aiutandoli quindi ad effettuare scelte consapevoli su ciò che mangiano.  L’Articolo 35 del Regolamento sancisce che il valore energetico e le quantità di sostanze nutritive possono essere indicate con forme di espressione e presentazione supplementari, e che gli Stati membri possono suggerire l’utilizzo di una o più di queste forme supplementari.

Sia il “Semaforo” inglese, introdotto nel giugno del 2013 dal Ministero della salute britannico, che il “Nutriscore” francese e belga, arrivato nell’aprile 2017, contribuiscono al rischio del prolificarsi di sistemi che costringerebbero le imprese a differenziare i propri prodotti a seconda del mercato di sbocco.

Mentre i colori del semaforo inglese indicano il contenuto di zuccheri, sale, grassi e calorie per 100g di prodotto: il bollino rosso rappresenta un contenuto alto di grassi, zuccheri o sale; uno giallo indica una quantità media; e uno verde un contenuto basso, il nutriscore francese classifica gli alimenti con cinque colori secondo il loro contenuto di ingredienti per ogni 100g di prodotto: gli alimenti vengono classificati secondo un punteggio espresso in lettere (dalla A alla E), abbinato a un colore (da verde scuro a rosso intenso), attribuito in base al proprio valore nutrizionale.

E’ in quest’ultima classificazione – come accennava De Castro – che gli ingredienti vengono divisi in “buoni” e “cattivi”. I primi comprendono proteine, fibre e la presenza fra gli ingredienti di frutta, verdura e frutta secca; i secondi, invece, includono calorie, grassi saturi, zuccheri semplici e sale. Ogni componente, buono o cattivo, riceve un punteggio e la combinazione dei diversi voti permette di classificare l’alimento in una delle cinque classi.

Riteniamo che le criticità di questi sistemi di etichettatura supplementare siano principalmente: l’utilizzo del riferimento delle informazioni rispetto a 100g di prodotto, la loro raccomandazione da parte dell’autorità governativa e l’utilizzo della rappresentazione grafica a colori.

Da anni CNA Agroalimentare porta avanti diverse iniziative per contrastare sistemi di etichettatura supplementare fuorvianti e potenzialmente dannosi per le imprese rappresentate: circa 36 mila che coprono tutta la filiera.

Nel corso del 2018 il Ministero per lo sviluppo economico (MISE) in seno al proprio Tavolo agroalimentare ha istituito un gruppo di lavoro incaricato di elaborare una proposta italiana che individuasse una forma di espressione supplementare della dichiarazione nutrizionale.

La proposta sviluppata si configura come un’evoluzione delle attuali icone delle assunzioni di riferimento – delle quali recupera le colonnine – con l’integrazione del simbolo della “batteria”: una forma grafica di più facile comprensione per il consumatore, al quale viene fornita un’indicazione immediata su quanto la porzione di alimento che si andrà a consumare contribuisca al fabbisogno di energia e degli altri nutrienti (grassi, grassi saturi, zuccheri e sale).

La proposta, testata nel Paese su un campione di consumatori, e successivamente presentata alla Commissione europea nel maggio 2018, sarà ora oggetto di una sperimentazione più ampia e prolungata.

I principali vantaggi che avvalorano questo modello sono l’immediatezza, in quanto il simbolo della batteria privo di colori è focalizzato solo sulla variabile “pieno/vuoto”, la facilità di comprensione, la rappresentazione del concetto della batteria è di più facile comprensione anche per le fasce svantaggiate della popolazione, alle quali vengono immediatamente richiamati alla mente i dispositivi tecnologici di comune e quotidiano uso, e la capacità educativa, l’idea di riempimento della parte ancora vuota della batteria, disponibile da coprire con altri alimenti, lascia capacità critica e potere decisionale al consumatore finale.

A questo punto è evidente l’importanza dell’introduzione di standard uniformi di etichettatura nutrizionale supplementare che consentano di superare le barriere che potrebbero nascere dall’introduzione di sistemi nazionali diversi negli Stati membri dell’Ue. Diventa sempre più prepotente l’esigenza della creazione di un’etichetta europea per i prodotti alimentari che tuteli realmente i regimi di qualità dell’intera Unione e tutti i consumatori attraverso una rappresentazione grafica adeguata, equilibrata e veritiera dei reali contenuti nutritivi degli alimenti e delle loro reali porzioni giornaliere.

Al fine di tutelare le micro e piccole imprese della filiera occorrerà prendere in considerazione delle adeguate tempistiche di adattamento a qualsiasi nuova misura in materia e valutare l’impatto di questi nuovi schemi e i relativi oneri per le PMI.

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