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Prospettive e cambiamenti del settore moda

Prospettive e cambiamenti del settore moda

Finito il lockdown e terminata la quarantena, il Covid-19 ha messo anche l’Italia ai blocchi di partenza. Lo scenario sociale ed economico è cambiato e i vecchi punti di riferimento vanno rivalutati in chiave post-pandemia. DOC-COM ha lanciato “Tempo di Rinascita – Scenari, Idee, Progettualità”, un palinsesto di conferenze digitali per un confronto a più voci sul mondo che sta cambiando. Una serie di appuntamenti che coinvolgono imprenditori, esperti e giornalisti di vari settori: turismo, hospitality, food, wellness, design, moda, arte e spettacolo. L’appuntamento, di un’ora, con le digital conference è ogni lunedì e ogni giovedì della settimana. Questo giovedì è la volta del ‘grande valore del fatto in Italia’ e della filiera della moda.

Tra i relatori che hanno deciso di dare il loro contributo e accettato di mettere a fattor comune le loro competenze c’è Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale CNA Federmoda.

“Dobbiamo far passare il messaggio che, nel comparto moda in particolare, il concetto di made in Italy si è arricchito di valori sempre più riferiti all’ambito della responsabilità sociale d’impresa, e che il made in Italy interpreta nel mondo non solo i valori di bellezza e qualità dei prodotti, ma anche quelli di una produzione sostenibile dal punto di vista sociale, etico e ambientale.” Così Franceschini ha aperto la conferenza digitale, sottolineando la potenza del legame tra tessuto imprenditoriale e tessuto sociale, valore aggiunto del settore.

“Tutelare questo patrimonio di conoscenze- ha puntualizzato il responsabile CNA Federmoda – è nell’interesse di tutti, anche delle grandi griffe della moda. Moda che, sia nella sua declinazione di artigianato che di PMI non è fuggita all’estero, ma è rimasta ancorata ai luoghi dove gusto e qualità hanno la meglio sulla competizione al ribasso sui prezzi”.

“L’Italia può posizionarsi nel contesto internazionale anche come fabbrica del bello – ha concluso Franceschini, lasciando la parola agli altri relatori – serve, però, una visione condivisa, un’unità di filiera sulla necessità di riconoscere il valore anche economico delle competenze lungo tutti gli anelli della catena imprenditoriale. Perché il l’Italia non può permettersi di indebolire la filiera. Tutto il sistema moda italiano ne risentirebbe”.

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