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FedartFidi. Nafissi."Indispensabile il riordino filiera della garanzia"

FedartFidi. Nafissi."Indispensabile il riordino filiera della garanzia"

Intervista a Leonardo Nafissi, direttore di Fedart Fidi

Fedart Fidi ha lanciato l’allarme della stretta del credito ad artigiani e Pmi. Qual è la situazione e come è cambiata negli ultimi anni?

La situazione che stiamo osservando è quella di una progressiva riduzione del credito alle imprese, in particolare verso le piccole e micro imprese. Dopo l’inizio della crisi, il supporto del credito al sistema imprenditoriale è continuato fino al 2010, fortemente sostenuto anche dai Confidi, ma dopo questa data il flusso si è interrotto e oggi assistiamo a una riduzione davvero pesante.

Bisogna notare, però, che non si tratta di un credit crunch generalizzato, ma concentrato su un target preciso, quello delle micro imprese, che sono i principali beneficiari dell’attività dei Confidi. Basti dire che dai 57 miliardi di euro che questa categoria di soggetti riceveva dalle banche nel 2010, si è passati a 48 miliardi nel 2014. Una contrazione rilevante, che non si riscontra così fortemente nel mondo delle PMI in generale e soprattutto delle imprese corporate. All’interno di questo fenomeno, poi, ne abbiamo un altro altrettanto preoccupante, quello della cosiddetta divaricazione. Ovvero una concentrazione del credito a bassissimi costi sulle imprese con rating ‘migliori’ e una stretta del credito verso tutte le altre, anche quando si tratta di imprese solide, soltanto temporaneamente in difficoltà, a tassi a due cifre. Il gap è ormai drammatico.

In tutto questo, qual è lo stato di salute dei Confidi, in particolare quelli da voi rappresentati? Come è cambiato il ruolo dei Confidi in questi anni di crisi?

Lo stato di salute dei Confidi è preoccupante. I Confidi Fedart sono in equilibrio gestionale e in un contesto di sofferenze “normali” non avrebbero alcuna difficoltà, ma quando le sofferenze raggiungono livelli come quelli attuali, la situazione diventa critica. Peraltro le sofferenze che i Confidi stanno registrando sono la conseguenza del loro incessante impegno a favore delle imprese associate, coerentemente con la loro mission, e non il risultato di comportamenti inefficienti. Fino al 2010 le garanzie offerte dai Confidi sono cresciute, grazie anche alla storica partnership che legava il sistema alle banche. Dal 2013, però, le banche, anche per far fronte alle loro stesse difficoltà, hanno iniziato una politica di disintermediazione dei Confidi e hanno ridotto i finanziamenti alle imprese, contestualmente riducendo la richiesta delle stesse garanzie dei Confidi a favore del fondo di Garanzia. I Confidi Fedart sono passati così da 7 miliardi di garanzie erogate nel 2010 ai 5 del 2013.

Come valuta l’operato del Fondo centrale di Garanzia?

La disintermediazione dei Confidi è stata un effetto provocato principalmente proprio dall’attività dal Fondo Centrale di Garanzia. Si è creato un effetto di ‘spiazzamento’, soprattutto negli ultimi due anni, con un progressivo passaggio dalle garanzie private a quelle pubbliche, senza tuttavia questo abbia portato un miglioramento nell’accesso al credito delle imprese, come abbiamo visto. In più, questo spostamento finisce per caricare sul bilancio dello Stato oneri incerti e molto pesanti.  Riteniamo che oggi sia quanto mai necessario una profonda revisione nel funzionamento del Fondo, al fine di renderne più efficiente ed efficace l’intervento e di ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche.

Perché si è arrivati a questo?

Da un lato per l’introduzione di regole e rigidità nel sistema bancario, vedi gli accordi di Basilea. Dall’altro, proprio per questo stravolgimento del mercato delle garanzie, legato al ruolo non sinergico ma concorrenziale del Fondo centrale di garanzia rispetto ai Confidi. Una concorrenza che sotto certi profili potremmo definire “sleale” in quanto portata avanti da un soggetto pubblico nei confronti di soggetti privati. Si tratta di un sistema non efficiente, in cui l’accesso dei piccoli tra l’altro è particolarmente problematico.

Alla luce della ricerca e dei dati raccolti, quali soluzioni proponete per favorire l’accesso al credito di artigiani e Pmi?

Per risolvere queste criticità crediamo sia indispensabile un riordino della filiera della garanzia, definendo attività e ruoli di ciascun soggetto coinvolto, a partire da una riforma del Fondo Centrale di Garanzia.

Cos’altro chiedete al mondo politico?

Di mettere in campo una vera politica pubblica della garanzia, per consentire l’accesso al credito in particolare alle piccole e micro imprese. Pensiamo a un intervento di politica economica che renda il Fondo Centrale di Garanzia uno strumento efficiente ed efficace per l’accesso al credito delle imprese minori, valorizzando il ruolo dei Confidi e gli impatti positivi che questi possono generare. Grazie all’apporto delle risorse private delle imprese associate essi contribuiscono a generare un maggiore volume di finanziamenti garantiti a parità di risorse pubbliche, ad ampliare il numero delle imprese beneficiarie degli interventi e riducono il tasso di sofferenza attraverso una valutazione del merito creditizio delle imprese basato anche sugli aspetti qualitativi oltre che quantitativi del bilancio. E ci aspettiamo anche un contributo del Governo alla patrimonializzazione dei Confidi, così come previsto dalla precedente Legge di Stabilità, al fine di rafforzarne la capacità di agire a favore delle PMI Purtroppo varie difficoltà non hanno ancora reso possibile l’erogazione di queste risorse fondamentali per il sistema a favore delle imprese.

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