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Si è svolto a Como il 17 luglio l'evento dei Giovani Imprenditori CNA Lombardia sul tema del passaggio generazionale e continuità d'impresa

CNA Giovani Imprenditori    
Cinque vicende ricche di umanità e passione, raccontate con il lavoro e la vita a fondersi fino a non poterli più distinguere, contenute nelle “interviste doppie” realizzate per l’occasione, hanno ‘rubato la scena’ nel convegno regionale dei Giovani Imprenditori di Cna NEXT dedicato al ‘passaggio generazionale e continuità d’impresa’. Sede ricca di fascino, la Villa del Grumello con vista sul lago di Como con la presidente regionale dei giovani Stefania Milo, Fausto Cacciatori, presidente regionale e vice nazionale e il presidente nazionale dei Giovani Cna, Andrea Di Benedetto.

Quanto sia alta la posta in gioco, lo confermano i dati snocciolati nella relazione introduttiva da Stefania Milo. «Questo è un problema che affligge le piccole e medie imprese da sempre; in Italia ne coinvolge 66.000 ogni anno, per 20.000 finisce male, portandole alla chiusura; e mettendo a rischio 65.000 posti di lavoro». Solo il 30% supera con successo il primo livello generazionale, solo il 15% il secondo. Un evento problematico al punto da rappresentare la seconda causa di ‘morte’ delle imprese: 5.000 le ‘vittime’ fra il 2003 ed il 2004. E largamente sottovalutato nonostante sia diffusa la coscienza delle difficoltà che porta con sè (aspetto ben chiaro per l’80% degli imprenditori), mentre il 40% delle imprese italiane dovrà affrontarlo nei prossimi 10 anni. Le cause di questa ‘rimozione’ sono molte: dalla sottovalutazione del tema alla confusione tra impresa e famiglia, dall’incapacità di chi ha avviato e gestito l’attività a fare un passo indietro, al timore per le ‘velleità’ di trasformazione radicale proprie dei giovani. Ma la paura principale resta quella che l’azienda, pensata e vissuta come un pezzo di vita della famiglia, finisca in mano ad estranei. Fossero pure manager esperti, in grado di dare ben altre garanzie rispetto a figli in qualche caso incapaci o privi di motivazione. L’appuntamento con il futuro si può perdere anche così. «Cedendo - ha concluso Milo - alla ‘sindrome dei Buddenbrok’, oppure offrendo l’ennesima conferma a un detto americano che si spiega da solo: ‘rags to rags in three generations’, dagli stracci agli stracci in tre generazioni. Quando la prima ‘sale’ ed accumula, la seconda sa solo mantenere, la terza si arrende». Sprecando un patrimonio non solo economico, che non sarebbe stato impossibile salvare.

Un’occasione di rilancio e di crescita per l’impresa; verso quel cambiamento di ritmo necessario a tenere il passo di un mondo che corre sempre più veloce. E’ il passaggio generazionale nell’analisi di Alberto Onetti, direttore del Reserch Center for Innovation & Life Science Management dell’Università dell’Insubria. Insieme a Cna Lombardia, il Centro ha condotto una ricerca su un campione di oltre 300 imprese lombarde piccole e piccolissime, tra l’ottobre 2009 ed il maggio scorso. Risultato? All’indomani della crisi - quando cioè bisognerebbe essere attrezzati al meglio per agganciare la ripresa - prevale largamente (61%) il numero di quante si muovono troppo lentamente. «Ma chi non investe in innovazione, non intraprende percorsi di internazionalizzazione e non si apre alla collaborazione con altre imprese, rischia di perdere i vantaggi acquisiti e di essere tagliato fuori dal mercato», ha spiegato Onetti. Chi innova e si internazionalizza oggi non è più del 15%, ma ottiene buoni risultati. Dunque serve una massiccia iniezione di cambiamento, e nel 58% dei casi il passaggio generazionale ha questo effetto per la strategia aziendale.

Eppure, lo studio CrESIT rivela come il 66% delle imprenditori non si occupi della questione, nonostante l’età media dei titolari sia di 61 anni. E quando si arriva ad avviare il processo successorio, nel 52% dei casi ciò avviene senza un’opportuna preparazione. Non solo. Il trasferimento del controllo avviene quasi esclusivamente nell’ambito famigliare (ai figli per l’82%, e per il 9% ad altri componenti del nucleo). Porte chiuse agli ‘estranei’, anche quando sarebbero i soli in grado di gestire realtà cresciute e complesse. «Piuttosto si mette un limite alla crescita dell’azienda, pensata come ‘bene’ per figli e nipoti più che come occasione di ricchezza da reinvestire. Nel mondo anglosassone l’imprenditore ragiona in un altro modo: crea un’azienda, e la prima domanda che si pone è ‘in quanto tempo la venderò?’; poi ne crea un’altra ed un’altra ancora. Da noi il comportamento è opposto. Al punto che, negli statuti in uso in ampie zone della Lombardia settentrionale, viene inserita una clausola standard in base alla quale le figlie femmine vengono liquidate. Niente contro le donne in azienda, ma il problema è tenere alla larga chi è estraneo alla famiglia. Come i generi, appunto...».

«Serve una nuova cultura, che dia concretamente spazio al cambiamento ed ai giovani. E noi in Cna lo stiamo facendo, come dimostra anche un’iniziativa come questa», ha sottolineato durante il convegno di ieri Fausto Cacciatori. «Detto questo, credo che non venga mai evidenziato abbastanza il ruolo della famiglia nelle piccole e piccolissime imprese. Le storie che abbiamo ascoltato oggi raccontano di rapporti fortissimi, perfino commoventi. Dicono una volta di più il ‘peso specifico’ ed il compito della famiglia nel nostro Paese, dove la crisi ha per qualche verso colpito meno duro proprio grazie a questo straordinario e ‘naturale’ ammortizzatore sociale. Stiamo attraversando un momento oggettivamente difficile, ma se le famiglie sono quelle di cui abbiamo sentito in questa occasione, possiamo dire senza tema di smentita che il Paese ha un grande futuro. Direi anche un presente migliore di quanto la maggior parte dell’opinione pubblica sappia o le venga rappresentato dal circuito mediatico. Quando in Italia si parla di impresa, di solito si parla di altre realtà ed altri modelli. E forse anche la politica, da questo punto di vista, non ha una visione chiara del Paese». Ora, comunque, le priorità assoluta da affrontare è quella di dare un futuro a queste aziende; di partire dalla riflessione sul passaggio generazionale per capire cosa - in concreto - associazioni, politica ed istituzioni possano e debbano fare per favorirlo. Ma sarà un compito di domani.

Sto conducendo un'esperienza molto gratificante, ha affermato Andrea Di Benedetto, Presidente Nazionale dei Giovani Imprenditori CNA. Il mio ruolo mi consente, partecipando ad eventi come quello di questa mattina, di incontrare persone straordinarie. Ricche di intelligenza, creatività e forza per realizzare - anche a dispetto dei santi - le loro idee. Persone come quelle che si sono raccontate nelle interviste che abbiamo visto insieme questa mattina, belle dentro e fuori, trasparenti, comunicative, orgogliose di se stesse, del proprio lavoro, della propria vita. Questo è il mondo delle piccole imprese, il nostro. Che ci si trovi nel settore dei servizi o nella produzione, che si svolga attività tradizionale oppure si operi in settori avanzati. C'è qualcosa che accomuna i piccoli imprenditori: la positività e la determinazione. Due caratteristiche che, all'interno un modello organizzativo moderno, a rete, sono necessarie per affrontare la sfida del mercato globale. Ma i giovani imprenditori che vogliono continuare l'esperienza dei loro genitori, e quelli che aprono nuove nuove attività, vanno sostenuti. Occorre un contesto positivo per il lavoro autonomo e per la piccola impresa, occorrono incubatori come Navacchio e ComoNext crogiuoli per le nuove idee. La politica e la pubblica amministrazione devono favorire questo contesto. Noi imprenditori che non siamo assistiti, garantiti, tutelati e non apparteniamo a categorie protette, lo dobbiamo pretendere.

Intanto, l’iniziativa ideata dal Gruppo giovani imprenditori di Cna Lombardia si è segnalata anche per l’originalità della proposta. Un format innovativo che ha voluto segnare abbastanza nettamente la distanza dal convegno tradizionale, proponendosi come ‘convenshow’, a metà strada tra convention e spettacolo, guidato dal mentalista Francesco Tesei. Apertura e chiusura nel segno degli slogan, a dire come l’auspicato cambio di passo vada - appunto - ‘mentalizzato’. ‘Se continui a pensare come hai sempre pensato, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre ottenuto’. Le quattro parole - chiave per tracciare la rotta? ‘mentalità, imparare, futuro’. E ‘giovani’, naturalmente.

Giovedì, 22 luglio @ 07:29:49 CEST


 

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