Il Presidente Parma: “Coinvolgere le piccole imprese negli appalti pubblici. Non è più ammissibile che meno del 4% delle imprese italiane detenga da sola l’83% degli appalti del nostro Paese”.

“La nuova disciplina per gli appalti pubblici dovrà prevedere un effettivo coinvolgimento delle micro e piccole imprese che oggi sono ai margini di un mercato rilevante”. E’ quanto afferma Marcello Parma, Presidente di CNA Cremona, quando gli chiediamo cosa pensa della discussione in atto sul tema degli appalti pubblici.

“I vertici nazionali della nostra Associazione sono andati in audizione – precisa Parma – davanti alla Commissione Lavori Pubblici del Senato e hanno snocciolato una serie di numeri che hanno ben inquadrato la situazione in cui devono lavorare le micro e piccole imprese italiane. E’ importante sapere che meno del 4% delle imprese si divide ben l’83% degli appalti. E’ del tutto evidente che alla maggioranza delle imprese restino le briciole e non è più ammissibile continuare in questo modo, non solo perché ce lo chiede l’Europa ma perché è fondamentale per sostenere la grande maggioranza del nostro tessuto imprenditoriale”.

Tuttavia, nonostante i buoni propositi, CNA lamenta che, ad oggi, nel testo della legge delega al momento non solo non c’è alcun riferimento al principio comunitario di favorire l’accesso alle Pmi ma non esistono nemmeno soluzioni normative per rendere obbligatoria la suddivisione in lotti. La nuova disciplina inoltre dovrebbe favorire e promuovere le aggregazioni tra gli operatori economici e favorire la partecipazione delle piccole imprese locali per tutelare le attività economiche diffuse sul territorio.

“Sembra un’opera incompleta – continua Parma – perché oltre a mancare di parti fondamentali richieste dalla disciplina comunitaria, non va a risolvere i reali problemi che già le norme precedenti contenevano, una su tutti la semplificazione delle procedure. E’ una operazione fondamentale, che non solo favorirebbe la partecipazione delle imprese ma ridurrebbe anche gli oneri a carico degli operatori. Pensiamo solo a quanto tempo perdono le imprese per partecipare a un bando o a fare un’offerta per un appalto, spesso ricorrendo a professionisti esterni con altri costi e altri oneri a carico. Altro punto chiave è la qualificazione delle stazioni appaltanti con una conseguente semplificazione della disciplina per gli appalti sottosoglia che avrebbe anche il duplice scopo di non penalizzare micro e piccole imprese”.

Un altro tema importante è quello legato al subappalto. L’Europa chiede all’Italia l’eliminazione di ogni limite, ma per la CNA questo vorrebbe dire incorrere nel rischio di premiare imprese prive di capacità organizzativa che non farebbero nient’altro che far ricadere sulle subappaltatrici responsabilità e oneri, e non sarebbe corretto. “L’introduzione di un limite è importante – commenta Parma – la piccola impresa non può farsi carico di oneri che spettano esclusivamente a chi vince l’appalto, altrimenti se così fosse avrebbe partecipato direttamente alla gara”.

“Nello stilare questa norma – conclude Parma –, ci sono dei principi fondamentali che non vanno dimenticati: semplificazione, trasparenza, riduzione oneri a carico delle imprese e, soprattutto, la facilitazione dell’accesso per micro, piccole e medie imprese. Questi principi non solo devono essere presenti sulla carta ma devono essere effettivamente attuabili, traducendosi in azioni vere, concrete, semplici. E per fare questo, in tempi brevi, crediamo che sia utile ripartire da una cabina di regia di cui facciano parte le associazioni maggiormente rappresentative degli operatori, che sono quelle che hanno ben chiaro quali sono state le storture del sistema “appalti” accadute fino ad oggi e che non si devono più ripetere se vogliamo da una parte essere conformi alle norme europee e, dall’altra, dare una possibilità reale al 96% delle imprese italiane di accedere a un mercato sconosciuto e inaccessibile ad oggi”.

Il documento della CNA presentato in Audizione al Senato

 

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