Il Presidente Parma: “Mantenere i bonus per l’edilizia necessari per la ripresa”.

“Intervenire sui bonus edilizi rischia di uccidere la ripresa nella culla”. A lanciare l’allarme è il Presidente di CNA Cremona Marcello Parma sulla scorta di una indagine del Centro studi dell’Associazione che mette in luce l’effetto traino di questi strumenti sulla crescita economica italiana.

Secondo l’indagine curata dal Centro studi della CNA, quest’anno la crescita delle spese edili di imprese e famiglie è destinata a salire del 62,7% sul 2019, anno pre-pandemia, e addirittura del 73,2% rispetto al 2020, l’anno in cui è scoppiata la pandemia quando tra febbraio e maggio il confinamento ha paralizzato l’attività nel settore delle costruzioni.

In termini assoluti, a fronte dei 46,2 miliardi di euro stimati dal Centro studi della CNA per l’intero 2021, nel 2020 la spesa è ammontata a 26,7 miliardi e nel 2019 a 28,4 miliardi. Interessante anche l’analisi dell’andamento mensile di queste spese, da cui emerge l’impennata registrata a fine anno, periodo nel quale si è temuta la fine delle norme più favorevoli a imprese e cittadini.

“I risultati dell’indagine – afferma Parma – ribadiscono l’esigenza di confermare il Superbonus al 110%, il Bonus facciate al 90%, le detrazioni sulle ristrutturazioni degli edifici al 50%, le detrazioni sulla riqualificazione energetica degli edifici al 65% nonché di confermare la possibilità per tutte le misure di cedere i crediti corrispondenti alle detrazioni riconosciute. Questi risultati sono basati sui dati resi disponibili dal ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi ai versamenti delle ritenute (applicate sui bonifici bancari

effettuati per il pagamento delle spese fino al mese di settembre 2021), e attraverso una stima prudenziale che valuta nel 30% delle spese complessive sostenute dalle famiglie nel 2019 l’ammontare dell’importo cui è stato riconosciuto dalle imprese edili lo sconto in fattura. Sono quindi dati che si basano su una stima reale, per giunta valutata al ribasso. Eliminarli o comunque ridimensionarli,  vorrebbe dire bloccare tutto il sistema che si era rimesso faticosamente in modo dopo due anni durissimi e difficilissimi, non solo per le imprese ma anche per le famiglie italiane. Non va dimenticato infatti che le imprese, soprattutto le piccole e medio imprese, ovvero il vero tessuto economico del nostro territorio è fatto fa imprese che sono formate da pochissimi addetti. Far fermare loro, significa rimettere ai box intere famiglie, non ce lo possiamo davvero più permettere”.

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